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Quando la ReLEX ti cambia la vita: la storia di Dorin

By 5 Febbraio 2018 Luglio 3rd, 2019 No Comments
Quando la ReLEX ti cambia la vita: la storia di Dorin
Spesso e volentieri la chirurgia refrattiva è considerata un trattamento di tipo elitario e quasi riservato a chi, per motivi estetici, vuole semplicemente non dover usare gli occhiali da vista o lenti a contatto. Tuttavia quest’interpretazione mi è sempre risultata superficiale e profondamente non veritiera, infatti un’importante parte del mio lavoro è quella di trovare un modo per aiutare chi, per necessità, non può fare a meno di un recupero della vista.
Non si tratta solo di sportivi professionisti e celebrità dello spettacolo ad avere bisogno di buone capacità visive, infatti chiunque presenti un’importante deficit di natura refrattiva, vuoi per il lavoro che svolge o per una ridotta qualità di vita, può beneficiare enormemente da questo tipo di trattamento.
Ci sono casi inoltre in cui il recupero della vista non è solo un semplice bisogno, ma diventa un’assoluta necessita.
Questo è il caso di Dorin, un ragazzo rumeno di 30 anni, che a causa dei suoi problemi refrattivi rischiava di perdere tutto.
Dorin cresciuto in Romania sin dall’infanzia presentava problemi refrattivi, e come spesso succede nei bambini questo lo portò a sviluppare una forma importante di ambliopia (occhio pigro) ed a peggiorare di conseguenza il suo deficit visivo. A differenza di quello che sarebbe successo se fosse capitato ad un bambino in Italia, Dorin non aveva a disposizione controlli oculistici ed ortottici, non veniva trattato adeguatamente ed era costretto a portare occhiali con lenti non adatte al suo problema. Una situazione che poteva essere risolta con un trattamento semplice lo porta a sviluppare ulteriori deficit visivi.
Dorin però non si scoraggia e credendo in un futuro più roseo decide di trasferirsi nel nostro bel paese dove ha trovato lavoro. A questo punto però incominciano i suoi problemi, infatti tra le mansioni che gli vengono assegnate vi è anche quello di guidare automezzi di trasporto e dato che non riesce a portare le lenti a causa della forma particolare del suo occhio non riesce a rinnovare la patente. Dorin rischia così il licenziamento.
Essendo un ragazzo sveglio però non si lascia scoraggiare, e facendo ricerche su internet decide di rivolgersi a me e mi contatta.
Alla prima visita riscontro che presenta un visus corretto di 4/10 nell’occhio destro (l’occhio pigro) con -10-4@30 e di 6/10 in quello sinistro con -7-2@160.
A causa dell’ambliopia dell’occhio destro e dell’elevato difetto refrattivo non era un caso molto semplice da trattare, ma dopo numerosi accertamenti specifici e mirati riscontro che tramite la tecnica ReLex Smile potevo correggere il suo difetto nel miglior modo possibile migliorando la qualità della sua vista e della sua vita, dandogli modo di recuperare la patente.
Eseguo quindi l’operazione che risulta essere un successo considerando la situazione:, nell’occhio peggiore e pigro (occhio destro) il visus arriva a 5-6/10 con un lieve residuo astigmatico di 1 diottria mentre nel sinistro riusciamo a correggere la totalità del difetto e raggiunge un visus di 8/10.
Non contento dell’esito del risultato convinco Dorin a sottoporsi a dei cicli di Visual Training (una tecnica che va stimolare il recupero visivo dopo l’intervento) per allenare ancora di più la sua giovane vista. Come è già capitato per numerosi atleti professionisti e per pazienti con problemi maculari questa tecnica da me customizzata, in base alle necessità individuali, dà i suoi frutti e Dorin dopo solo 30 giorni di “allenamento” riesce a vedere, anche se con qualche difficoltà, fino a 7/10 nell’occhio destro mentre nel sinistro il risultato è perfetto e raggiunge quasi i 10/10.
Inutile dire quanto questo intervento sia stato importante per il ragazzo che non solo ha ottenuto una vista migliore e maggiore sicurezza in sé stesso, ma è riuscito anche a rinnovare la patente e non perdere il posto di lavoro.
La chirurgia refrattiva è sicuramente una branca della medicina particolarmente complessa e sono molti i casi “difficili”, detto ciò un professionista deve sempre cercare di dare il meglio di sé per ridare speranza a chi ha veramente bisogno di aiuto perché talvolta il proprio lavoro rappresenta l’ultima speranza.