By Dr Angelo Appiotti

La responsabilità professionale di un medico

By 19 Giugno 2019 Febbraio 21st, 2020 No Comments

Ricorrere ad un intervento chirurgico agli occhi è sempre una decisione importante che merita i giusti tempi di maturazione da parte del paziente nella ricerca di informazioni, nel confronto e nella riflessione sulla scelta del chirurgo oculista e della struttura a cui affidarsi. Ma quando si raggiunge un’età avanzata, si è affetti da un difetto refrattivo elevato ed una patologia invalidante, come la cataratta, la chirurgia può e deve rappresentare una soluzione concreta per restituire autonomia ed una vita piena al paziente. Mai come nel caso di pazienti over 70 anni la capacità di un medico di saper ascoltare e trasferire le giuste informazioni così come la capacità di gestire degli imprevisti eventuali con professionalità ed umiltà sono qualità indispensabili per il buon esito dell’intervento e della soddisfazione della paziente.

Questa è la storia di Maria una signora di Trapani di 73 anni. Maria soffriva di una miopia elevata (> 10 diottrie) e di cataratta matura in ambedue gli occhi. Viene operata in ambito ospedaliero di cataratta nello occhio destro, ma durante le visite pre intervento non le viene richiesto e neanche viene informata sui differenti scenari:
1) se togliendo la cataratta ed ovviamente intervenendo anche sulla miopia elevata, volesse rimanere leggermente miope, e quindi portare un occhiale solo per la TV e la guida e non per leggere o viceversa;
2) l’importanza di dover effettuare i due occhi in tempi ravvicinati vista l’elevata anisometropia ( differenza tra i due occhi ) che si sarebbe verificata dopo il 1 intervento. Per una serie di motivi a me sconosciuti, Maria viene operata di cataratta senza informazioni ed il risultato refrattivo nell’occhio destro si rivela a dir poco fallimentare: il cristallino artificiale inserito (IOL) era completamente sbagliato con la conseguente comparsa di un difetto refrattivo di ipermetropia (+4 diottre) che stravolgeva completamente la paziente, limitandola nel vedere sia da vicino che da lontano.

Una digressione mi sembra doverosa: errori di calcolo nella biometria ( misurazione della lunghezza dell’occhio per fare una IOL su misura ) possono capitare, ma normalmente entro 1 diottria. 4 diottrie erano impensabili anche alla luce della strumentazione tecnologica di cui si dovrebbe disporre. Nei due controlli post operatori, alla paziente veniva detto che tale risultato era normale in quanto la IOL si doveva assestare, senza tener conto che la situazione visiva della signora (+ 4 diottrie nell’od), miopia (-10 diottrie) e cataratta nell’occhio sinistro era estremamente compromesso. Per far comprendere il disagio, usando un’associazione, la paziente era come scalza nel piede destro e con 20 cm di tacco nel sinistro. Una comprensione immediata di tale errore avrebbe permesso a Maria di essere nuovamente operata per rimuovere la IOL sbagliata, inserendone una corretta evitando così l’inutile attesa di un assestamento.Al controllo del mese successivo, il primario della struttura decide finalmente di rioperarla: la IOL nel frattempo si era ormai fissata e cicatrizzata ai tessuti e la sua rimozione era impossibile in quanto sarebbero potute subentrare complicanze di rotture intraoperatorie di capsula, fuoriuscita del vitreo e possibile successivo distacco di retina.Non essendo questa opzione più percorribile le vengono proposte altre opzioni esasperate come l’aggiunta di un nuovo cristallino sempre nell’occhio destro (tecnica piggyback) o di operare l’occhio sinistro e di portarlo ad una condizione di ipermetropia al pari dell’occhio destro (+4 diottrie), ma mai menzionata l’opzione più semplice d’intervenire od indirizzare ad un chirurgo refrattivo l’eventualità di correggere il difetto residuato con il laser.
Il tutto condito da arroganza, non disponibilità ed attenzione verso la paziente che lamentava giustamente un disagio di cui non era oltretutto responsabile.Maria, sconsolata, delusa dal risultato e sfiduciata decide però di non perdersi d’animo e con l’aiuto di sua nipote comincia a fare delle ricerche avida di trovare finalmente una soluzione al suo problema e mi contatta.

Già dalla prima visita riscontro una situazione visiva ingestibile sia con occhiali od altro ( neanche le lenti a contatto sarebbero state possibili vista la presenza della cataratta nell’occhio sinistro congiuntamente alla miopia di 10 diottrie).Propongo a Maria una soluzione molto più rapida, immediata ed indolore intervenendo con la tecnica Femtolaser nell’occhio destro e nella stessa seduta cataratta e miopia nell’occhio sinistro per eliminare tutta la miopia (impossibile pensare ad un trattamento laser in od superiore alle 5 diottrie ) per consentirle una vita senza occhiali da lontano e l’uso di un occhiale solo per la lettura.

Maria e la nipote ci pensano e tornano in Sicilia. Dopo un mese decide di operarsi con la tecnica Femtolaser in od ed impianto di IOL in os. Dopo un solo giorno Maria presentava un visus naturale di 8-9/10 in entrambi gli occhi con un leggero residuo miopico voluto da me di 0.50 in entrambi gli occhi per permetterle una maggiore profondità di campo per il vicino. Maria, talmente era scombussolata e disorientata visto il lungo periodo di disagio che aveva dovuto sopportare in attesa di una felice risoluzione del suo problema che non si rese conto immediatamente che vedeva benissimo senza occhiali, senza dolori, fastidi od altro già il giorno dopo i miei due interventi.

Questa storia solleva un punto fondamentale: ogni paziente ambisce ad un rapporto con un medico che sia professionale, attento e scrupoloso ed anche compassionevole. L’umiltà è una caratteristica fondamentale che ogni buon chirurgo dovrebbe possedere perché è l’atteggiamento che ti permette di rimettere in discussione le tue scelte di gestire complicanze eventuali che possono insorgere durante un intervento con l’obiettivo finale di conseguire il risultato condiviso inizialmente con il paziente. Sapersi assumere delle responsabilità anche in situazioni difficili è quello che contraddistingue un semplice medico da un medico di coscienza e di grande professionalità.